Elio è Frankenstein all'Ambra Jovinelli di Roma
Elio è... Frankenstein
13 Novembre 2008
Teatro Ambra Jovinelli
Roma
di Rosy Romano ed Ermanno Iannacci
Frankenstein!! Pan-demonium per chansonnier ed ensemble.
Se ci fosse una ragione per ringraziare il fato o una divinità a caso della realtà italiana, penso che questa sarebbe l'esistenza di Elio e le Storie Tese, perché fanno parte di quelli che potrebbero sedersi e campare di diritti d'autore e ospitate, ma non lo fanno, e non come gruppo, ma perfino come singoli. Ecco che dunque il cantante, ormai con il tradizionale parrucchino reso celebre dal più grande dopofestival di Sanremo della storia, si cimenta in qualcosa di sperimentale.
Sì, sperimentale, perché i sottoscritti non conoscono nessuno che abbia mai visto dal vivo un pandemonium per chansonnier ed ensemble, né ne avevamo mai sentito nominare uno in vita nostra.
Lo spettacolo portato in scena da Elio, accompagnato dall'Istituzione Sinfonica Abruzzese diretta dal maestro Danilo Grassi è una rielaborazione di Heinz Carl Gruber e Hans Carl Artmann del celebre personaggio di Mary Shelley, che i due austriaci hanno scritto negli anni '70 come satira politica, mascherandolo da favola per bambini.
Per capire vagamente che tipo di spettacolo sia potete pensare agli audiolibri, o se siete ancora più âgé alla versione di Pierino e il lupo di Prokof'ev che (ci) propinavano a scuola.
I mostri-incubi infantili sono, infatti, un doppio velato dei mostri della politica che la fanno sempre franca: da Pinocchio al lupo mannaro, da Robinson Crusoe a Batman e Robin e, tra questi, fa capolino solo brevemente lo "scienziato folle" ed il suo Frankenstein.
"Balla Frankestein con la Lady Provetta
La mia figliola sei eh-tu!"
Elio suona il kazoo, la melodica, il fischietto a coulisse, e ogni tanto si pettina il parrucchino.
"La storia è finita
il topo è scappato
chi lo trova vince una bella fondina per pistola"
Termina così il pandemonium, dopo circa mezz'ora, prima parte dello spettacolo.
Dopo 10 minuti di pausa, Elio torna sul palco. "E' un concerto coraggioso questo, sia per chi lo fa che per chi lo ascolta" commenta Elio.
"E' un viaggio alla ricerca del punto di intersezione tra i Tokio Hotel e Igor Stravinskij... anche se questo punto d'incontro non esiste, però è bello fare questo viaggio. Anche perchè a metà strada ci sono Elio e le Storie Tese, un gruppo contemporaneo che stasera vorrei onorare. Spero", conclude Elio "di non perdermi qualche nota, ma è un prezzo che pago volentieri".
E parte con "La follia della donna" (Cicciput, 2003). Il pubblico applaude calorosamente, è piegato in due dalle risate ed Elio commenta "Non vi ho interrotto nel vostro applauso perchè questo secondo tempo fa parte della cosiddetta cultura a pezzettini e tra un pezzettino e l'altro si applaude. A differenza del primo tempo che invece apparteneva alla cultura lunga. Bravi, avete applaudito bene." ed introduce il brano successivo: "Il vitello dai piedi di balsa" (Italyan, Rum Casusu Çikti, 1992), che termina con:
"Mi presento, son l'orsetto ricchione
e come avrai intuito adesso ti inculo"
"Nel primo tempo applaudivate meglio: quest'applauso è un pò troppo forte", ci apostrofa Elio. "Il termine inculo è un'espressione artistica", commenta Elio riferendosi all'ultima strofa del pezzo precedente, "Pensate alla differenza che c'è tra "nudo porno" e "nudo artistico". Se uno prende la foto di una donna nuda e lo mette in un film porno o in un giornale porno, tutti dicono "Che schifo!" o "Vergogna" (altri poi dicono "che bello lo voglio anch'io" ma questa è un'altra storia). Se invece si inserisce questa foto in una rivista patinata allora tutti dicono "che brava!" e "bello". Poi magari la donna della foto un giorno diventerà la moglie di un presidente francese.. Il prossimo brano è pieno di espressioni artistiche".
Arriva così "Sogno o son desktop" (Craccracriccrecr, 1999), seguito da "Nella vecchia azienda agricola" (Samaga Hukapan Kariyana Turu, 1989).
"Adesso passerei ad un altro gruppo estinto", continua poi Elio, "Kurt Weill e Bertolt Brecht" proponendoci la sua cover di "Cannon Song" tradotta in "La canzone dei cannoni".
"Il prossimo brano parla di un bordello, però siccome l'ha scritta Brecht va bene", ovvero "La canzone di Mandalè".
Il pubblico applaude come al solito, ed Elio, fingendo di essere un pò contrariato ci esclama "Siete irrecuperabili! Non è che ve lo dico perchè così magari mi entra in tasca qualche cosa. Lo dico per voi, per farvi entrare in questa cultura."
E continua, pettinandosi di tanto in tanto "Il prossimo brano è pieno di allusioni ed espressioni artistiche, ma dato che lo ha scritto Brecht va tutto bene, per carità! Parla del difficile rapporto tra una prostituta ed il suo protettore", ovvero "La ballata del Magnaccia".
"Penso che ne abbiate abbastanza di Brecht per cui tornerei ad Elio e le Storie Tese e ad un loro brano che parla del difficile rapporto tra una prostituta ed il suo protettore".
I brani di Brecht sono messi così in parallelo con la sua "Pork e Cindy" (Italyan, Rum Casusu Çikti, 1992), alla ricerca del perché una prostituta di Brecht sia artistica e una di EELST sia volgare. Infatti il perché non c'è: anche Elio è artistico. E fa ridere.
"Prima di cantarvi l'ultimo brano vorrei chiedere scusa ai Dari e ai Tokio Hotel perchè devo ammettere che è veramente difficile cantare con la frangia davanti agli occhi. Quest'ultimo brano è l'anello di congiunzione tra la musica classica e la musica contemporanea", ovvero "Shpalman" (Cicciput, 2003).
Il pubblico canta, ride, si diverte e, alla fine, lo inonda di applausi.
"Grazie, qui andava bene l'applauso: lungo, perchè era l'ultimo brano" e giunge ovviamente un "nooooo" dal pubblico. Elio e il maestro Danilo Grassi escono, ritornando sul palco dello Jovinelli dopo pochi minuti mentre il pubblico continua ad applaudire.
"Adesso faremo un bis, una cosa che non succede quasi mai", commenta ironicamente Elio. "Eseguirò un pezzo che non canto da 12 anni", ovvero il brano con cui son giunti al secondo posto del Festival di Sanremo del 1996 e aggiudicandosi il premio della critica, "La terra dei cachi" (Eat the Phikis, 1996). Per l'occasione, Elio cambia anche un verso
"il visagista delle dive
nel frattempo è morto"
invece che essere "truccatissimo". Al termine, i due protagonisti escono nuovamente dalla scena rientrando dopo pochi secondi. Lungo è nuovamente l'applauso del pubblico ed Elio commento "Più per interrompere il lungo applauso, io ed il maestro Grassi abbiamo deciso di fare un bis. Ma non abbiamo altri brani da proporre per cui rieseguiremo il Frankenstein."
Il pubblico scoppia in una fragorosa risata ed Elio, rivolgendosi al maestro Grassi dice "no, così non lo posso sopportare. Quasi quasi erano meglio quelli che non sono entrati!".
Come tributo all'Orchestra dell'Istituzione Sinfonica Abruzzese, Elio ci offre così la sua versione, a metà tra il serio ed il faceto, del "Barbiere di Siviglia" di Rossini, brandendo il pettine nella mano.
Adesso possiamo tornare a casa: contenti, divertiti e soddisfatti.
Tutte le foto di Rosy Romano dello spettacolo di Elio all'Ambra Jovinelli


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