"Imagine This": il libro su John Lennon
foto e testo di Rosy Romano
11 Novembre 2008
Julia Baird presenta "Imagine This"
Feltrinelli, Piazza Colonna
Roma
Presenti anche:
Ugo Ricciarelli (scrittore)
Giulio Perrone (editore)
Paolo di Paola (scrittore, presentatore)
Giorgia D'Urso (attrice)
La presentazione di "Imagine This", scritto da Julia Baird ed edito da Giulio Perrone Editore, ha inizio con la lettura da parte di Giorgia D'Urso di un brano tratto dal libro. E subito siamo catapultati in una situazione familiare piuttosto difficile, in cui Julia e soprattutto John (Lennon), hanno vissuto.
Ugo Ricciarelli, vincitore nel 2004 del premio Strega per il suo romanzo "Il dolore perfetto", introduce "Imagine This" di Julia Baird.
"Non è facile parlare di questo libro, perchè sono cresciuto proprio in quel periodo in cui i Beatles sono nati e hanno segnato la storia della musica. C'è ovviamente una curiosità mia personale su questo libro che propone un punto di vista particolare sulla vita di John Lennon, e cioè quello della sua famiglia. Devo ammettere che Julia ha avuto un grande coraggio nello scrivere questo libro e regalarcelo, perchè è un libro che ci trasmette allegria, ma anche dolore: il dolore della perdita della madre tra tutti.
Ci sono situazioni parallele nella vita di fratelli che sono il vivere di situazioni con laceranti mancanze.
La vita di John Lennon è stata una vita costellata di questi momenti di profondo dolore. E attraverso le righe di questo libro scopriamo una persona, John, che ha fatto quel che ha fatto attraversando momenti di grande sofferenza. Forse non è un caso che uno dei gruppi musicali, i Beatles, che maggiormente ha segnato una svolta nel mondo della musica, sia costituito da due principali rappresentanti, John e Paul, entrambi orfani di madre.
Son convinto che la sofferenza sia una grande scuola che ti obbliga a farti delle domande. E John, con la sua intelligenza, ha saputo trarre molto da situazioni che avrebbero devastato molti."
La stessa canzone "Julia" (White Album, 1968), dopo aver letto questo libro, assume un significato particolare.
Half of what I say is meaningless / metà delle cose che dico non hanno senso
But I say it just to reach you, Julia / ma le dico solo per raggiungerti Julia
Julia, Julia, oceanchild, calls me / Julia, figlia dell'oceano mi chiama
So I sing a song of love, Julia / così canto una canzone d'amore Julia
Julia, seashell eyes, windy smile, / Julia occhi di conchiglia, sorriso di vento
calls me / mi chiama
So I sing a song of love, Julia / così canto una canzone d'amore Julia
Her hair of floating sky / i suoi capelli di cielo fluttuante
is shimmering, glimmering, / luccinano, scintillano
In the sun / nel sole
Julia, Julia, morning moon, touch me / Julia, luna del mattino, toccami
So I sing a song of love, Julia / così canto una canzone d'amore Julia
When I cannot sing my heart / quando non posso cantare il mio cuore
I can only speak my mind, Julia / posso solo far parlare i miei pensieri
Julia, sleeping sand, silent cloud, / Julia sabbia sepolta nuvola silenziosa
touch me / toccami
"Il brano è dedicato alla madre Julia" commenta Ricciarelli. Rileggendo il testo della canzone si percepisce un affetto mancato e la malinconia di qualcuno che vuole esser chiamato e toccato.
'Imagine This' è un libro interiormente molto difficile. Potrebbe essere visto come un romanzo di una saga particolare: un esempio ne è la zia Mimi, che in punto di morte confessa a Julia, la sorella di John, "ho paura di essere stata troppo cattiva".
Una famiglia dove succedono cose, ma nessuno ne parla, tanto che gli stessi figli non sanno della morte della madre.
'Imagine This' è un libro imperdibile: è una vista sulla dimensione meno nota di John Lennon, necessaria a comprenderne il mito soprattutto per chi ha vissuto direttamente l'epoca dei Beatles. Ma anche per i più giovani è un ottima occasione di conoscere un personaggio che ha preso su di sè il senso di un periodo ed ha scritto canzoni indimenticabili, come appunto 'Imagine'."
Julia Baird ringrazia Ugo per la bellissima introduzione che l'ha commossa, ringrazia il suo editore, ringrazia noi per essere accorsi alla presentazione del suo secondo libro, ringrazia la sua traduttrice e tutti coloro che le sono stati accanti in questa settimana trascorsa a Roma.
"Non è stato facile scrivere questo libro", confessa Julia. "E' il mio secondo libro. Il primo l'ho scritto nel 1986. Questo è un'espansione di quel libro ed il motivo che mi ha spinto a scriverlo è stato uno solo: raccontare la verità.
Cinque anni dopo la morte di John, nel 1985 fu trasmesso in TV un documentario su di lui, pieno di inesattezze, ma soprattutto falsità. Mi son detta 'Se sbagliano dopo soli cinque anni dalla sua morte, cosa diranno dopo?'. E così, in risposta a quel documentario, ho deciso di scrivere questo secondo libro.
Tutto quello che racconto qui è stato frutto di conversazioni con mia zia Mimi", sorella di mezzo della madre Julia. "In famiglia c'è sempre una persona che sa tutto di tutti. Nel mio caso era lei.
Io ho sempre fatto molte domande, ma non ho mai ricevuto risposte da lei se non 'Riguarda tua madre', oppure 'No questo è troppo doloroso' oppure ' Non ho voglia di parlarne'. Ma 18 mesi prima della sua morte, avvenuta nel 1997, quando fisicamente stava già cedendo, ma mentalmente era lucidissima, mia zia Mimi ha finalmente deciso di parlare. E così mi ha raccontato la stessa identica storia fino al giorno della sua morte. Io le ho chiesto se aveva raccontato ad altri quelle cose, ma lei disse di no. Non potevo registrare quello che diceva. L'unica cosa che potevo fare era quella di ascoltare e cercare di ricordare il più possibile."
Ma la zia Mimi non è stata l'unica fonte di questo libro.
"Quando dico che ho osato, intendo dire che ho ricercato le persone più vicine a John. Una di queste era David Ashton, il suo amico d'infanzia. Non è stato difficile trovarlo grazie ad Internet e lui è stato contentissimo di parlare con me di John.
Ha trascorso qualche tempo a casa mia, raccontandomi di quanto John fosse affezionato alla sua famiglia." e aggiunge "L'unico modo per scrivere la storia di una persona che non c'è più, è quella di parlare con le persone che gli sono state più vicine. E' così che ho compreso John come fratello minore. Ho scoperto di quanto fosse 'scapestrato' a scuola, cosa che in famiglia non si sapeva. Queste persone hanno dato un grande contributo a questo libro."
Dal pubblico giunge la domanda successiva: "A 30 anni dalla morte di John, quanto pensa che il mondo si sia avvicinato o allontanato dalla sua visione?"
"I francesi hanno un modo di dire molto particolare a riguardo e cioè, più le cose cambiano, più rimangono uguali. Mi guardo in giro e vedo ragazzi che vanno per negozi a fare shopping, mentre il mondo è devastato da guerre e povertà. Io vi dico "smettete di fare shopping! scendete in piazza! protestate!".
Noi scendevamo in strada quando qualcosa non andava, protestavamo contro il governo. Perciò svegliatevi! Se John fosse qui sarebbe sicuramente in prima linea, a lottare per i diritti dei più deboli".
Ma giunge anche una domanda poco gradita alla Baird, ovvero "Yoko Ono è stata una buona moglie?". Lei, stizzita, piuttosto contrariata, risponde "dopo la domanda sulle proteste non è una buona domanda". No comment.
E questo la dice lunga sul rapporto tra la coppia John/Yoko e la sua famiglia. Sposando Yoko, John infatti si allontanò dai suoi cari, dalle sue radici, costruendo una nuova distanza.
"Ripensando al repertorio di John come solista e a quello dei Beatles come gruppo, viene da pensare ad un testo come quello di 'Mother' (John Lennon/Plastic Ono Band, 1970) in cui John affronta il tema materno per la prima volta", commentano dal pubblico.
"Sicuramente è vero. I Beatles come gruppo di 4 erano molto legati, nel senso che difficilmente riuscivano ad esprimersi come singoli. Quando nel 1966 hanno smesso di esibirsi e successivamente si sono sciolti, ognuno ha tentato strade diverse.
John si è dato al cinema, Paul ha composto un album da solista, George se n'è andato in India. Poi John ha sposato Yoko e", indicando la persona che le aveva fatto la domanda precendente "qui ritorno a lei. Yoko era una persona molto eccentrica di cui John aveva bisogno per poter esplodere ed esprimersi."
"John è stato una guida per molti. Noi giovani, come ha detto lei, sembriamo addormentati, ma ultimamente ci siamo svegliati e scendiamo in piazza, visti gli ultimi eventi politici del nostro paese", commenta una giovane dal pubblico "Cosa possiamo fare oltre a protestare in piazza per farci sentire?"
"Vorrei tanto avere la risposta", sospira Julia. "E' difficile riuscire a cambiare le cose perchè ciascuno di noi è in grado di fare solo piccole cose. In giro c'è molta corruzione, ma possiamo vedere oltreoceano una luce di speranza, Obama, come ai tempi di John fu Kennedy.
Obama è tornato a parlare di diritti razziali (come già fecero Kennedy e Martin Luther King, nda). Ma cosa possiamo fare o dire sulla guerra in Afghanistan, in Iraq.
John cantava "Give Peace a Chance". Insieme a Bob Geldof, John si è mosso contro la fame nel mondo, ma 20 anni dopo Bob Geldof è tornato in Africa e ha trovato tutto come prima. Che fine avevano fatto i miliardi e miliardi che avevano raccolto?
Per cui tutto diventa una situazione politica e questo va cambiato. Dobbiamo guardare indietro nel tempo, alla Filosofia Greca, a Platone e chiederci 'Ma come facevano loro'? Io non ho le risposte, ma sicuramente ci sono tante bugie in giro. Ad esempio, quando in Inghilterra ci fu lo sciopero di oltre 3 milioni di persone che paralizzò completamente il paese, le tv ne riportarono solo 1 milione. Abbiamo bisogno di un leader. Abbiamo bisogno tutti, negli Stati Uniti, in Inghilterra, ovunque, di fermarci e smettere di lavorare. A nessuno piace scioperare. Ma guardiamo quello che è successo ieri", riferendosi allo sciopero dei trasporti, "Bisogna fare in modo che le cose cambino."
Lasciandoci alle spalle proteste e diritti, arriva una nuova domanda, più personale: "Ha voglia di condividere con noi il suo ricordo più bello di John?"
"Sicuramente il periodo della nostra infanzia, con io, John, mia sorella, nostra madre e nostro padre in giardino, in cucina, nel parco.
Ricordo poi, nel 1974, una telefonata da mia zia che mi diceva che John stava cercando le ragazze (the gals), ovvero me e mia sorella Jackie. Aspettai fino a mezzanotte per potergli telefonare e parlammo ininterrottamente per 4 ore. Parlammo di molte cose, della famiglia, delle figlie di mia sorella Jackie, ma mai dei Beatles. Abbiamo avuto il tempo di sorridere e di piangere. Se penso a John, penso ai periodi trascorsi in famiglia. Per voi è John Lennon, per me era solamente John, mio fratello."
Sulla quarta di copertina leggiamo:
"Non l'ho mai visto come un'icona mondiale. Per me John era semplicemente mio fratello e faceva parte del nostro mondo, mio e di Jackie, un mondo intriso di una profonda nostalgia per nostra madre. Era un genio traumatizzato. Traumatizzato esattamente per la stessa ragione per cui lo eravamo noi, le sue sorelle: la perdita di nostra madre".
"John di fatto è stato una guida spirituale per molti. Prima di fare una scelta o prendere una decisione si confrontava preventivamente con la sua famiglia?" chiedono dal pubblico.
"Nelle nostre conversazioni", risponde Julia, "abbiamo parlato di Dio, di nostra madre e della nostra guida spirituale. Penso che John fosse una persona molto pratica. Con la sua musica ha spinto intere generazioni ad uscire in strada: lui ne era capace. La sua guida spirituale è stata Gandhi e la sua 'non violent protest' in cui lui ha sempre creduto".
Non c'è altro da aggiungere se non quello di consigliarvi la lettura di questo libro che vi darà modo di affacciarvi sulla finestra del lato meno noto della vita di uno dei più grandi personaggi dello scorso secolo.
Grazie Julia per questo regalo.


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